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Compie dieci anni l’avventura della sonda Cassini fra gli anelli di Saturno, a caccia di immagini e dati unici che hanno rivelato che la superficie ghiacciata e inospitale di alcune lune, come Encelado e Titano, potrebbe nascondere oceani di acqua liquida, teoricamente capaci di sostenere la vita.

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Il primo luglio 2004 la sonda nata dalla collaborazione fra Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi) entrava nell’orbita del pianeta degli anelli: un’operazione seguita in una diretta piena di colpi di scena dalla Nasa. Lanciata il 15 ottobre 1997 da Cape Canaveral, Cassini ha viaggiato protetta da radiazioni e micrometeoriti da un’antenna italiana costruita dalla Thales Alenia Space. Fino al dicembre 2004 ha portato con sè la sonda Huygens dell’Esa, che il 15 gennaio 2005 è scesa nell’atmosfera della più grande luna di Saturno, Titano, rivelando un paesaggio quasi terrestre, con laghi e fiumi di metano tra le montagne.

Nutrirsi correttamente e perciò godere di buona salute nello spazio come sulla Terra. Questo è uno degli obiettivi del sito web ‘Avamposto 42’ presentato da Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e capitano dell’Aeronautica Militare, che volerà sulla stazione spaziale Internazionale (Iss). La missione di lunga durata, chiamata Futura, decollerà il prossimo 23 novembre dal cosmodromo di Baikonur in Kazhakistan. 

“E’ un sito che nasce come luogo di incontro – spiega l’astronauta – e sta nel mezzo tra curiosità e insegnamento. L’idea di puntare per la mia missione sulla nutrizione e quindi sul benessere fisico l’ho avuta un paio di anni fa quando hanno chiesto a noi astronauti dell’Esa un tema da approfondire una volta in orbita”. Nonostante non ci sia nulla nella sua formazione professionale la Cristoforetti si è detta da sempre interessata alla relazione tra cibo e buona salute. 

“La nutrizione è la benzina che mettiamo nel nostro corpo – continua – ed io sono sempre attenta al cibo che mangio. Il sito è dedicato a tutti quelli che sono interessati a questo argomento e a tutti quelli a cui sta a cuore la propria salute”. L’obiettivo di Avamposto42 è creare un collegamento tra uno dei settori più avanzati, come quello spaziale, e i problemi concreti di un sano stile di vita sulla Terra.

Fonte: ANSA

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È in corso una eruzione solare da record: la più violenta dall’inizio dell’anno e una delle più intense del ciclo solare attuale. Nonostante l’intensità, non c’è pericolo di tempeste solari perché lo sciame di particelle liberato non si dirige verso la Terra.  Gli esperti dal programma Space Situational Awareness (Ssa) dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) tranquillizzano: gli effetti ”sono mitigati dalla posizione in cui è avvenuta l’eruzione, vicino al lembo sud-orientale del Sole, e non di fronte alla Terra”.
L’eruzione è stata definita dal programma Ssa di classe X, la più alta su una scala di 5 classi di potenza. La nube di particelle solari emessa dall’eruzione, che si espande alla velocità di 2.000 chilometri al secondo non colpirà il nostro pianeta ma se una nube come questa colpisse il nostro pianeta, spiegano gli esperti, le conseguenti tempeste geomagnetiche che si verificherebbero potrebbero causare problemi ai voli e danni seri alle comunicazioni.

La fonte dell’eruzione è una macchia solare molto produttiva, chiamata AR1967 che ha generato altri brillamenti da quando il Sole si è ‘svegliato’. La nostra stella infatti si trova nella fase di massimo del ciclo di 11 anni dell’attività solare, motivo per cui potrebbero esserci anche altre eruzioni. Questa regione del Sole quindi resta una sorvegliata speciale soprattutto perché, a causa della rotazione del Sole, nei prossimi giorni si troverà di fronte alla Terra.

Il Sole osservato a varie lunghezze d’onda dal Solar Dynamics Observatory della NASA.

Una delle cose che più ci ha aiutato a comprendere l’universo meglio che mai nello scorso secolo, e la possibilità di osservarlo in tutte le sue facce. Con i nostri occhi possiamo vedere solo una piccola parte dello spettro elettromagnetico, ma moltissimi fenomeni astrofisici sono percepibili solo a lunghezze d’onda particolare, così come osservare lo stesso oggetto con più occhi può dirci molte più cose riguardo alla sua natura. Un ottimo esempio è mostrato qui grazie ai dati del Solar Dynamics Observatory, che osserva il Sole.

Nel filmato sotto potete vedere le stesse zone del Sole mentre vengono osservate a lunghezze d’onda varie. Potrete notare così come alcune strutture diventano visibili solo in particolari casi. Questo succede anche perché ogni lunghezza d’onda corrisponde a specifiche temperature del materiale solare, che a loro volta corrispondo a diverse regioni del Sole. Quindi osservarlo con più occhi ci permette di guardare contemporaneamente alla sua superficie ma anche all’atmosfera e alla sua magnetosfera.

Il giallo, per esempio, rappresenta la luce a 5.800 Angstrom, che generalmente corrisponde a materiale a 5.700°C, che a sua volta corrisponde alla temperatura sulla superficie del Sole. La luce nell’estremo ultravioletto corrisponde a 94 Angstrom, che tipicamente si vede in verde nei dati SDO e corrisponde ad una temperatura di 6.300.000°C ed è una buona lunghezza d’onda a cui osservare i brillamenti e le eruzioni solari, che possono facilmente arrivare a queste temperature.
Esaminando il Sole a tutte queste lunghezze d’onda, non solo dallo spazio con il SDO ma anche dalla Terra con strumenti come il IRIS (Interface Region Imaging Spectrograph), o di nuovo da altre regioni del sistema solare come con le sonde STEREO, gli scienziati possono anche tracciare esattamente come le particelle ed il calore si muovono nell’atmosfera solare.

Nella sua storia pluridecennale, Hubble ha rivoluzionato molti aspetti dell’astronomia contemporanea, ma ha anche contribuito a mostrarci l’universo come non ce lo saremmo mai immaginato! Come tributo al suo grande lavoro, vediamo di seguito una raccolta di alcune delle più memorabili immagini di nebulose, le nubi di gas e polvere che fanno da culla per nuove stelle o avvolgono i resti di stelle morenti.

1. Nebulosa Testa di Cavallo. La prima la vedete sopra in apertura, ed è tra le più iconiche mai riprese. Conosciuta anche come Barnard 33, la Nebulosa Testa di Cavallo è visibile nella Costellazione di Orione ed è composta da strati delicati di gas e polvere, scavati dall’attività delle stelle vicine. La nebulosa è vista qui in luce infrarossa, che permette di mostrare meglio la sua struttura interna e le pieghe che la caratterizzano.

2. Nebulosa del Granchio. Questa nebulosa, grande ben 6 anni luce in diametro, è il primo oggetto del famoso Catalogo di Charles Messier. La sua straordinaria struttura interna è in continua evoluzione e l’abbiamo osservata, più o meno, sin dalla sua nascita! La supernova da cui ha origine fu osservata il 4 luglio 1054 dagli astronomi cinesi e arabi dell’epoca. L’esplosione fu così intensa da renderla più luminosa nel cielo persino di Venere! Dato che si trova a 6.500 anni luce da noi, l’evento è avvenuto circa 6500 anni prima del 1054, quindi intorno al 5.400 a.c. Al centro della nebulosa, c’è il resto della stella morta: una stella a neutroni con un diametro di appena 10 km che ruota estremamente veloce e rilascia impulsi di luce! Fu tra le prime pulsar osservate e la prima volta che fu osservata un’associazione tra pulsar e resti di una supernova, una scoperta che fondò l’interpretazione attuale delle pulsar come stelle di neutroni rotanti.

3. Nebulosa dell’Aquila. Questa grande torre di gas è alta circa 9.5 anni luce, cioè circa 90 trilioni di km! Oppure potete pensarla come circa due volte la distanza tra noi e la stella più vicina. La sua struttura è scavata dall’intensa radiazione delle stelle vicine, che hanno modellato il gas di idrogeno nell’arco di milioni di anni di storia. La colonna è posta davanti ad una nebulosa diversa, ancor più grande e lontana. All’interno della torre stanno nascendo molte nuove stelle, che scavano la sua struttura dall’interno.

4. Nebulosa Farfalla. Non lasciatevi ingannare dalle delicate e serene apparenze di questa nebulosa, che somiglia ad una farfalla. In realtà si tratta di gigantesche “valanghe cosmiche” di gas spinto dalla forza della radiazione della stella centrale, che sta riscaldando il gas a oltre 20.000°C. Il gas si sta espandendo a oltre 950.000 km all’ora e proviene dalla drammatica morte di una stella 5 volte più massiccia del Sole. Questo oggetto è quello che viene chiamato “Nebulosa Planetaria” e si trova a circa 3.800 anni luce da noi, nella direzione della Costellazione dello Scorpione. Le ali si estendono per ben 2 anni luce! La stella che ha dato vita a questa nebulosa, ha adesso una superficie tra le più calde conosciute: oltre 220.000°C (contro i 5.800°C del Sole). I colori della nebulosa sono dati dalla luce riflessa dall’azoto, l’ossigeno e lo zolfo contenuto.

5.Nebulosa Eschimese. Questa magnifica nebulosa, è tra le più particolari fotografate da Hubble. Anche se è visibile anche con un telescopio amatoriale, Hubble ci permette di osservare la sua incredibile struttura interna, molto intricata e continuamente piena di sorprese. La nebulosa è composta da due involucri diversi e gli strati esterni sono stati espulsi più di 10.000 anni fa da una stella solare nelle sue ultime fasi di vita. NGC 2392, altro nome della nebulosa, si trova a 5.000 anni luce da noi. Ogni filamento arancione che vedete sui lati ha lunghezze intorno ad 1 anno luce!

6. Nebulosa di Orione. Questa è tra le nebulose più famose, anche perché è osservabile persino ad occhio nudo, nel cuore della famosa Costellazione di Orione. Più 3000 stelle risiedono in questo guscio di gas e polvere che è tra le più grandi ed attive fornaci di nuove stelle nella nostra galassia. La parte più luminosa in alto a sinistra è M43, una piccola regione scavata dalla luce UV di una stella molto massiccia. L’intera nebulosa è distante 1.500 anni luce dalla Terra e se non l’avette mai osservata, non mancate la prossima occasione!

7. Nebulosa Elica. Questa stupenda nebulosa si trova a 650 anni luce dalla Terra, nella Costellazione dell’Aquario ed è un ottimo esempio del destino che aspetta anche la nostra stella, tra qualche miliardo di anni. Gli strati gassosi esterni sono stati espulsi nello spazio e la radiazione della nana bianca centrale ha irradiato il gas così intensamente da renderlo fluorescente. La nebulosa ha un diametro di 2.5 anni luce e si espande a 31 km al secondo! Si stima che abbia un’età di circa 10.600 anni.

8. Nebulosa Tarantola. Nota anche come 30 Doradus, è la più grande regione di formazione stellare che conosciamo in tutto il Gruppo Locale di Galassie, e si trova nella vicina galassia Grande Nube di Magellano, a 170.000 anni luce da noi. La sua attività è data anche dal fatto che l’intera galassia in cui si trova passa un momento molto violento della sua storia, anche per l’interazione gravitazionale con la Via Lattea. Poco sopra il centro dell’immagine, c’è un ammasso di stelle molto massicce chiamato R136, tra cui alcune delle più grandi e massicce che conosciamo nell’intero universo!

9. Nebulosa Spirale/NGC 5189. Situata nella Costellazione della Mosca, a 3000 anni luce dalla Terra, questa nebulosa ha una rara configurazione che la fa somigliare ad una gigantesca “S”. E’ nota anche come Nebulosa Spirale ed è illuminata così intensamente dall’attività della stella presente al centro: la HD 117622.

10. Nebulosa Ali d’Angelo/ Sh2-106. Questa splendida nebulosa visibile nella Costellazione del Cigno ha una delle strutture bipolari più belle conosciute. Le ali sono create dall’enorme quantità di gas disperso dalla stella morente al centro. A breve distanza dalla regione centrale si torva anche un ammasso giovanissimo di protostelle di piccola massa. La distanza stimata per questa formazione è di circa 1950 anni luce da noi. Attorno alla nebulosa si estende un campo magnetico le cui linee di campo sono orientate parallelamente all’asse polare della struttura bipolare; si ritiene che questo campo magnetico venga forzato alla contorsione dalla morfologia toroidale della banda oscura che potete vedere al centro dell’immagine.